NUSCO – BIANCANIELLO: “QUALE FUTURO PER L’ALTA IRPINIA?

11 Maggio 2021 Off Di Mimmo Ascolese

“Resilienza termine abusato se non c’è un chiaro programma di sviluppo economico e sociale. Allora quale futuro per l’Alta Irpinia? Senza una vera programmazione finalizzata allo sviluppo del nostro territorio il termine resilienza resta una parola vuota, una parola usata ma non attuata con un significato nobile ma inefficace e fine a sé stesso. Questo è il momento di trasformare tutte le implicazioni negative della tragedia della pandemia in opportunità. È l’occasione di passare dalle parole ai fatti, dalla teoria alla pratica, dalla resilienza alla concretezza dell’azione. Ma resta un dato preoccupante: l’Alta Irpinia appare oggi tagliata fuori, insieme, alla città di Avellino dai grandi progetti infrastrutturali previsti per la regione Campania dal PNRR – Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza ed in particolare da quelli relativi all’alta velocità: da una parte la Napoli- Bari che guarda al versante adriatico e dall’altra la Salerno-Reggio Calabria che guarda al versante tirrenico. La nostra è terra di mezzo ed attualmente resta ancora isolata! Senza adeguati collegamenti viari e ferroviari non ci potrà essere vero sviluppo, soprattutto per le nostre aree interne. È prioritario, senza dubbio, uscire prima possibile dall’emergenza sanitaria ed economica con un piano vaccini efficace, con adeguati ristori alle attività economiche, con una riorganizzazione della medicina territoriale, queste le cose da fare subito! Ma per uscire dalla vera crisi e parlare di sviluppo senza abusare del significato di resilienza, per poter agire ripartendo e sfruttando tutta le potenzialità dei molti fondi e finanziamenti messi a disposizione dall’Europa, inseriti nel citato PNRR, per attuare digitalizzazione e innovazione, competitività e cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, inclusione e coesione, istruzione e ricerca, salute, per poter fare il debito “buono” per dirla alla Draghi, evitando di impiegare risorse per bonus biciclette o monopattini piuttosto che banchi a rotelle o altri interventi che non sono serviti, praticamente a niente, BISOGNA concentrarsi su programmi di ricostruzione e di ripartenza, quali appunto interventi infrastrutturali: strade, ponti, ferrovie (per quello che riguarda il ns. specifico territorio), ma anche piani di ammodernamento industriale e di politiche fiscali di incentivo al lavoro, all’occupazione giovanile, interventi di profonda riorganizzazione ed aggiornamento dell’apparato amministrativo con personale formato e competente e con normazioni tese a sburocratizzare e rendere più celeri ed efficaci i servizi, riducendo i conflitti tra stato centrale e regioni. Bisogna pure completare i programmi già in essere finalizzati ad incentivare lo sviluppo nelle nostre aree e relativi alla SNAI – Strategia Nazionale per le Aree Interne, armonizzandoli con i nuovi piani di sviluppo. Ormai “Il Progetto Pilota” è materia del passato, va rivisto, riorganizzato e riammodernato alla luce degli attuali cambiamenti socio economici in atto. Per fare tutto questo è necessario costruire programmi seri e lungimiranti di medio e lungo periodo, non basta solo parlarne! In tale contesto, il ruolo della politica nel ns territorio è quello di evitare che l’Alta Irpinia, la città capoluogo di Avellino ed intere zone della nostra provincia, restino tagliate fuori dai grandi progetti infrastrutturali, come quello appunto dell’alta velocità. Bisogna evitare di rimanere esclusi da tali programmazioni altrimenti saremo condannati, ancora una volta, a vivere isolati perdendo pure questa grande ed unica opportunità. È anche l’occasione di terminare migliorandola quella politica di sviluppo che dopo il terremoto dell’80 è rimasta ancora da completare! Un monito quindi alla nuova classe politica che, sempre critica verso la vecchia politica, deve dimostrare discontinuità e di conseguenza passare dalle semplici parole ai fatti, all’azione, creare percorsi sinergici ed unitari coinvolgendo le popolazioni ed i loro rappresentanti nelle scelte strategiche per il territorio. Un richiamo allora a chi ha la responsabilità delle scelte importanti ad agire con impegno forte e continuo ed a fare presto e bene perché c’è in gioco lo sviluppo ed il futuro delle ns terre, dei ns. giovani. Facciamo in modo che il significato di resilienza non resti ancora solo abusato!”