CITTÀ METROPOLITANA: DEPOSITO GNL A SAN GIOVANNI, COCCIA: “LE RAGIONI DEL NOSTRO NO”

CITTÀ METROPOLITANA: DEPOSITO GNL A SAN GIOVANNI, COCCIA: “LE RAGIONI DEL NOSTRO NO”

14 Giugno 2021 Off Di Mimmo Ascolese

Rischio vulcanico elevato, indice di mortalità tra i più alti della città e dell’intera regione, in particolare per patologie tumorali, concentrazione nella zona di impianti con sostanze pericolose tale da generare un “effetto domino” in caso di incidente rilevante e necessità di trasferimento, seppure graduale, degli impianti esistenti con conseguente bonifica dell’intera area dalla presenza di idrocarburi e altri metalli inquinanti. Sono queste le motivazioni oggetto delle osservazioni presentate dalla Consigliera Delegata ai Beni Comuni della Città Metropolitana di Napoli, Elena Coccia, al Ministero della Transizione Ecologica, che dovrà esprimersi sulla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale presentata dalle società Edison e Kuwait Petroleum Italia per la costruzione di un deposito di Gas Naturale Liquefatto (GNL) di 20mila metri cubi nel Porto di Napoli, nella zona di San Giovanni a Teduccio. “Per redigere queste osservazioni – ha affermato la Consigliera Coccia, che le ha presentate questa mattina presso la sede della Città Metropolitana – ci siamo avvalsi di relazioni di esperti soprattutto in campo medico-scientifico, in particolare degli studi effettuati dal dottor Antonio Marfella, oncologo e tossicologo dell’Istituto Tumori “Pascale” di Napoli nonché Presidente della Sezione napoletana dei “Medici per l’Ambiente”, e del dottor Paolo Fierro, Vice Presidente di “Medicina democratica”, i quali hanno illustrato sotto il profilo tecnico le cause ostative alla realizzazione dell’impianto in quell’area”. “Nella relazione del dottor Marfella – ha spiegato la Consigliera Delegata – viene evidenziato il rischio vulcanico e, in particolare, come esista un rischio particolarmente elevato proveniente sia dalle bocche vulcaniche sottomarine che dalle ricadute di ceneri bollenti in caso di eruzione minima. Tale impianto ricadrebbe nella cosiddetta “zona vulcanica gialla”, cioè in una zona dove si ritiene altamente probabile una ricaduta di ceneri bollenti in misura non inferiore a 100 (tra 100 e 300) chili al metro quadrato. In caso di incidente, l’alta concentrazione di impianti (nella zona insistono già 4 depositi costieri di GPL e 3 depositi di idrocarburi liquidi) farebbe poi da effetto domino, causando una vera e propria catastrofe. A differenza di quanto sembra emergere dalla documentazione inviata dalle due multinazionali, l’esistenza di altri impianti simili non è un fatto sostanzialmente positivo o giustificativo della propria richiesta, bensì aumenta i rischi di contesto”. “Il dottor Fierro, invece – ha continuato la Consigliera Coccia – sulla base dei dati del Registro Epidemiologico Cittadino, mette in evidenza come, a differenza dei dati forniti dalle società, il quartiere di San Giovanni a Teduccio sia uno di quelli con un Rapporto Standardizzato di mortalità tra i più elevati, per cui si ritiene che occorra escludere l’area da ogni ulteriore sovraccarico di nocività e rischio per una condizione di eccesso di mortalità riconducibile al cumularsi delle attività industriali pregresse e attuali, per le quali non si è mai attuata un’attività di bonifica e di limitazione opportuna. Solo per quanto riguarda il traffico veicolare è previsto il transito di 60mila autobotti l’anno. Consideriamo l’inquinamento che possono portare”. “San Giovanni – ha concluso l’esponente dell’Assise di Santa Maria la Nova – ha già pagato. Basti ricordare il tragico incidente del dicembre 1985 con un incendio di vaste proporzioni del deposito AGIP che causò 5 morti, 165 feriti e 2.594 sfollati. San Giovanni è una zona che deve essere bonificata, non caricata ulteriormente di strutture. Deve poter recuperare il suo rapporto col mare, e poter puntare su un deciso miglioramento della qualità della vita in grado di favorire uno sviluppo in termini culturali e turistici. Auspichiamo, quindi, che il Ministero dia parere negativo alla richiesta di VIA. Così come abbiamo accolto con favore la revoca della delibera dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale che prevedeva la costruzione dell’impianto in questione. Si corre il rischio di creare una situazione anche più pericolosa di quella che si è verificata nell’agosto dello scorso anno nel porto di Beirut”. Secondo l’istanza presentata al Ministero dalle due società, il deposito, con una capacità utile di circa 20mila metri cubi, dovrebbe sorgere presso il Molo Vigliena, nella Darsena Petroli del Porto di Napoli, e dovrebbe prevedere la ricezione di navi metaniere e bettoline, il caricamento di autobotti e di isocontainer per la distribuzione del GNL alle stazioni di rifornimento o di navi bettoline per il rifornimento di navi con propulsione a GNL, lo scarico e stoccaggio di bio-GNL da autobotti, operazioni di bunkeraggio e di transhipment (operazione di trasferimento di GNL tra due navi/bettoline senza transito dal serbatoio di stoccaggio).